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DOPO LE TRAGEDIE, DAGNONI ALZA LA VOCE: “ORA È TEMPO DI PASSARE AI FATTI”


Il presidente della Federazione Ciclistica Italiana rilancia le proposte per la sicurezza stradale dopo la morte di Adele Cobelli e Mirela Nicoletta Rusu.

Articolo a cura della redazione di InBici News24

Due tragedie in meno di quarantotto ore. Due vite spezzate sulle strade italiane. Una ragazza di appena 14 anni, Adele Cobelli, morta in Trentino. Una donna di 41 anni, Mirela Nicoletta Rusu, travolta nel Palermitano durante un’uscita in bicicletta. Due episodi diversi, accomunati però da una realtà che il mondo del ciclismo denuncia da anni: la sicurezza sulle strade continua a rappresentare una delle principali emergenze per chi pedala.

È in questo contesto che arrivano le parole del presidente della Federazione Ciclistica Italiana, Cordiano Dagnoni, che ha scelto di intervenire pubblicamente attraverso un messaggio destinato a riaccendere il dibattito sul tema della tutela dei ciclisti.

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Parole che vanno oltre il semplice cordoglio e che assumono il significato di una richiesta formale alle istituzioni affinché si passi finalmente dalla sensibilizzazione all’azione concreta.

“Il ciclismo italiano non può più limitarsi al cordoglio”

Nel suo intervento, Dagnoni parte proprio dalle due tragedie che hanno colpito il movimento ciclistico durante il fine settimana.

“La scomparsa della 14enne Adele e della 41enne Nicoletta rende ancora più urgente un intervento concreto e strutturale sulla sicurezza stradale”, sottolinea il presidente federale.

Un richiamo forte che arriva in un momento particolarmente delicato. Negli ultimi anni il numero di incidenti che coinvolgono ciclisti ha continuato a mantenersi elevato, alimentando un dibattito che spesso si riaccende soltanto dopo gli episodi più gravi.

Secondo Dagnoni, il momento impone un cambio di passo. Non basta più esprimere vicinanza alle famiglie delle vittime o ribadire principi condivisibili. Serve un’assunzione di responsabilità da parte di tutte le istituzioni coinvolte.

Le proposte della Federazione sono già sul tavolo

Uno degli aspetti più significativi del messaggio riguarda il lavoro svolto dalla Federazione Ciclistica Italiana negli ultimi anni.

Dagnoni ricorda infatti che la Federazione ha già elaborato e presentato una serie di proposte di modifica del Codice della Strada, trasmesse ai gruppi parlamentari italiani e alle istituzioni europee con l’obiettivo di rafforzare la tutela degli utenti vulnerabili della strada.

Un passaggio che risponde indirettamente a chi, nelle ultime ore, ha chiesto alla Federazione una presa di posizione più incisiva.

La FCI rivendica di aver già compiuto il proprio lavoro di proposta, individuando misure che potrebbero contribuire a ridurre il rischio di incidenti e migliorare la convivenza tra ciclisti, automobilisti e tutti gli utenti della rete stradale.

Il tema centrale riguarda soprattutto il rispetto delle distanze di sorpasso, l’inasprimento delle sanzioni per le condotte più pericolose e una maggiore attenzione verso la sicurezza dell’utenza vulnerabile, categoria nella quale rientrano ciclisti e pedoni.

Una battaglia culturale prima ancora che normativa

Le parole del presidente federale mettono però in evidenza un aspetto ancora più profondo.

La sicurezza non può essere affidata esclusivamente alle norme.

Serve una trasformazione culturale che coinvolga automobilisti, motociclisti, ciclisti e istituzioni. Ogni giorno migliaia di persone scelgono la bicicletta per sport, mobilità sostenibile o semplice passione. Ognuna di loro dovrebbe poter utilizzare la strada senza sentirsi esposta a rischi eccessivi.

Le tragedie di Adele Cobelli e Mirela Nicoletta Rusu rappresentano due ferite profonde per il movimento ciclistico italiano, ma rischiano di diventare soltanto l’ennesimo episodio destinato a essere dimenticato se non saranno accompagnate da un cambiamento concreto.

“È ora di passare ai fatti”

È probabilmente questa la frase che sintetizza meglio il pensiero espresso da Cordiano Dagnoni.

Una frase semplice, ma dal forte significato politico e istituzionale.

Perché dietro quelle parole c’è la richiesta di trasformare anni di discussioni, tavoli tecnici e campagne di sensibilizzazione in provvedimenti concreti.

Il ciclismo italiano chiede oggi che la sicurezza diventi una priorità nazionale. Non soltanto per gli atleti e i tesserati delle società sportive, ma per tutti coloro che scelgono la bicicletta come mezzo di trasporto, strumento di benessere o stile di vita.

Dopo l’ennesimo fine settimana segnato dal dolore, il messaggio che arriva dalla Federazione Ciclistica Italiana è chiaro: il tempo delle analisi è terminato. Adesso servono decisioni, investimenti, controlli e una nuova cultura della sicurezza.

Perché ogni vita persa sulla strada rappresenta una sconfitta per l’intera società.

A cura della redazione di Inbici News24
Copyright © Riproduzione Riservata Inbici Media Group

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