Il direttore del laboratorio antidoping di Gand avverte: le nuove tecnologie biologiche potrebbero trasformare la lotta contro le frodi sportive.
Articolo a cura della redazione di InBici News24.
Per decenni la lotta al doping negli sport di endurance si è concentrata soprattutto sull’individuazione di sostanze introdotte dall’esterno: eritropoietina, ormone della crescita, testosterone, stimolanti e pratiche di manipolazione del sangue.
Oggi, però, la sfida potrebbe spostarsi su un terreno completamente diverso.
A lanciare l’allarme è Peter Van Eenoo, direttore del DoCoLab dell’Università di Gand, uno dei laboratori accreditati dalla World Anti-Doping Agency e tra i principali centri europei impegnati nell’analisi dei campioni biologici degli atleti.
Ospite del programma televisivo olandese De Avondetappe, l’esperto belga ha richiamato l’attenzione sul doping genetico, una possibile evoluzione delle pratiche illecite capace di sfruttare strumenti sviluppati dalla medicina per indurre l’organismo a produrre autonomamente sostanze in grado di influenzare la prestazione.
Il suo messaggio è prudente ma preoccupato: la ricerca antidoping sta lavorando per prepararsi, ma non è ancora possibile affermare che tutti i sistemi di rilevamento siano pronti ad affrontare una tecnologia così complessa.
Che cos’è il doping genetico
Il doping genetico non deve essere confuso con la semplice somministrazione di un farmaco.
Secondo la definizione adottata dalla WADA, rientrano nel doping genetico e cellulare l’uso non terapeutico di acidi nucleici, analoghi degli acidi nucleici, modificazioni dell’espressione genetica e cellule normali o geneticamente modificate, quando abbiano il potenziale di migliorare la prestazione sportiva.
Si tratta di metodi proibiti in ogni momento, sia durante le competizioni sia al di fuori delle gare.
Il principio teorico consiste nell’introdurre nell’organismo un’informazione biologica capace di stimolare la produzione di proteine o ormoni. Invece di assumere direttamente una sostanza esterna, l’organismo potrebbe essere indotto a produrla autonomamente.
Tra gli esempi maggiormente studiati dalla ricerca antidoping figurano i sistemi che potrebbero influire sulla produzione di eritropoietina, sull’ormone della crescita, sulla formazione dei globuli rossi o sullo sviluppo della massa muscolare.
Non esistono, tuttavia, elementi pubblici che permettano di collegare queste tecnologie a singoli corridori, squadre o competizioni.
Dalla medicina alla possibile manipolazione sportiva
Van Eenoo ha spiegato il concetto richiamando i progressi compiuti negli ultimi anni dalla ricerca sull’RNA messaggero e sulle terapie molecolari.
Il paragone non significa che i vaccini a mRNA costituiscano doping genetico o modifichino il DNA. L’mRNA utilizzato nei vaccini non entra nel nucleo cellulare, dove si trova il patrimonio genetico, e viene successivamente degradato dall’organismo.
L’analogia riguarda esclusivamente la capacità della medicina moderna di consegnare temporaneamente alle cellule istruzioni per produrre una determinata proteina.
Secondo l’esperto, un impiego illecito di tecnologie simili potrebbe, almeno teoricamente, trasmettere istruzioni differenti e orientate al miglioramento artificiale della prestazione.
È proprio questo passaggio dalla somministrazione di una sostanza alla trasmissione di un’istruzione biologica a rappresentare uno dei problemi più complessi per i laboratori antidoping.
Il materiale introdotto può scomparire rapidamente
La principale difficoltà riguarda la rilevabilità.
Nel doping tradizionale i laboratori cercano la sostanza proibita, i suoi metaboliti oppure alterazioni compatibili con la sua assunzione.
Nel doping genetico, invece, il materiale utilizzato per trasmettere l’informazione potrebbe rimanere nell’organismo per un periodo limitato, mentre gli effetti biologici innescati potrebbero continuare più a lungo.
Van Eenoo aveva già spiegato in precedenza che una delle sfide consiste proprio nella possibile rapida scomparsa del vettore o dell’acido nucleico utilizzato, a fronte di una produzione prolungata di proteine o di modificazioni fisiologiche.
Questo rende particolarmente importante lo sviluppo di metodi capaci di individuare direttamente sequenze genetiche estranee, prodotti di espressione anomala o marcatori biologici compatibili con una manipolazione.
Il ruolo del Passaporto Biologico
Il doping genetico non sarebbe necessariamente invisibile.
Anche quando non è possibile individuare direttamente il materiale introdotto, il Passaporto Biologico dell’Atleta può segnalare variazioni anomale nel profilo ematico o endocrinologico.
Se una tecnologia inducesse, per esempio, una produzione fuori norma di eritropoietina e globuli rossi, i cambiamenti potrebbero riflettersi nei parametri monitorati nel tempo.
Il limite è soprattutto probatorio.
Un’alterazione del Passaporto Biologico può indicare una situazione incompatibile con la normale fisiologia dell’atleta, ma la dimostrazione diretta della presenza di materiale genetico estraneo fornirebbe un’evidenza analitica ancora più solida.
Per questo la WADA finanzia da anni programmi destinati a sviluppare e validare strumenti per rilevare acidi nucleici e altre tracce riconducibili al doping genetico.
La ricerca antidoping si sta preparando
L’allarme di Van Eenoo non nasce oggi.
Il direttore del DoCoLab aveva già indicato il doping genetico come una delle grandi sfide future, spiegando che la riduzione dei costi e la diffusione delle tecnologie molecolari avrebbero potuto aumentare il rischio di un loro utilizzo improprio.
Il laboratorio di Gand ha inoltre partecipato a progetti di ricerca insieme a esperti di genetica, mentre la WADA dispone di un gruppo consultivo specificamente dedicato al doping genetico e cellulare.
La Lista delle sostanze e dei metodi proibiti del 2026 mantiene infatti il doping genetico nella categoria M3, vietandolo sia dentro sia fuori competizione.
L’Agenzia mondiale ha inoltre indicato tra le proprie priorità scientifiche lo sviluppo e la validazione di metodi diretti e indiretti capaci di identificare questa forma di manipolazione.
È già presente nello sport?
È la domanda più difficile e, nello stesso tempo, quella che richiede maggiore prudenza.
Van Eenoo non ha affermato che il doping genetico sia già utilizzato nel ciclismo o in altri sport di endurance. Ha però osservato che sarebbe imprudente escludere completamente questa possibilità.
Secondo la sua valutazione, tecnologie così complesse difficilmente potrebbero essere gestite autonomamente da un singolo atleta. Servirebbero competenze scientifiche, risorse economiche, laboratori e strutture organizzate.
Il rischio teorico riguarderebbe quindi soprattutto gruppi dotati di capacità tecnologiche ed economiche elevate.
Si tratta, tuttavia, di una valutazione prospettica e non della denuncia di casi già documentati.
Trasformare questo allarme in un’accusa verso atleti o squadre sarebbe scorretto e privo di fondamento.
La nuova frontiera della lotta al doping
L’intervento di Peter Van Eenoo dimostra quanto sia cambiata la battaglia per la tutela dello sport.
Gli ispettori non devono più cercare soltanto molecole conosciute. Devono studiare tecnologie sviluppate per curare malattie, rigenerare tessuti e correggere alterazioni genetiche, valutando in anticipo il rischio che possano essere deviate verso finalità illecite.
È una corsa scientifica estremamente complessa.
Da una parte esiste il progresso della medicina, che offre opportunità straordinarie per la salute. Dall’altra emerge la necessità di impedire che le stesse conoscenze vengano trasformate in strumenti di manipolazione della prestazione.
Il doping genetico, almeno per ora, rimane soprattutto una minaccia potenziale.
Ma il monito proveniente dal laboratorio di Gand è chiaro: attendere la comparsa di un caso conclamato prima di sviluppare controlli adeguati potrebbe significare arrivare troppo tardi.
La vera sfida dell’antidoping moderno sarà dunque anticipare l’innovazione, proteggendo contemporaneamente la salute degli atleti, la correttezza delle competizioni e la credibilità dello sport.

A cura della redazione di Inbici News24
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