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Stefano Giuliani, presidente dell'organizzazione del Trofeo Matteotti, racconta a InBici News24 la crescita della storica classica abruzzese.

TROFEO MATTEOTTI, GIULIANI: «UNA CRESCITA ESPONENZIALE, MA IL FUTURO PASSA DALLA SICUREZZA»


Nel giorno della 78ª edizione della classica abruzzese, Stefano Giuliani racconta in esclusiva a InBici News24 il Matteotti, il ciclismo italiano e una vita trascorsa sulle due ruote.

Articolo a cura della redazione di InBici News24

PESCARA – Ci sono uomini che attraversano il ciclismo e altri che finiscono per farne una parte della propria vita. Stefano Giuliani appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

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Prima corridore professionista, poi direttore sportivo e tecnico, uomo di squadra e profondo conoscitore delle dinamiche del ciclismo internazionale, oggi Giuliani è alla guida dell’organizzazione del Trofeo Matteotti, la storica classica abruzzese che oggi, domenica 13 settembre, celebra la sua 78ª edizione.

Una gara che rappresenta molto più di un appuntamento sportivo per Pescara e per l’Abruzzo. Nata nel 1945, nel corso della propria storia ha visto transitare e vincere alcuni dei nomi più importanti del ciclismo italiano e internazionale.

E per Giuliani rappresenta anche qualcosa di profondamente personale.

Alla vigilia della gara, il presidente dell’organizzazione ha concesso a InBici News24 una lunga intervista nella quale ha parlato della crescita del Matteotti, delle difficoltà nell’organizzare oggi una corsa professionistica, della sicurezza, dei giovani e dei cambiamenti attraversati dal ciclismo italiano.

Stefano Giuliani, presidente dell’organizzazione del Trofeo Matteotti, racconta a InBici News24 la crescita della storica classica abruzzese.

«IL MATTEOTTI È CRESCIUTO IN MANIERA ESPONENZIALE»

Giuliani parte proprio dalla trasformazione vissuta dalla corsa negli ultimi anni.

«Io penso che, in questi anni, il Circuito Matteotti sia cresciuto in maniera esponenziale. Lo organizzo da otto anni, da quando sono entrato come direttore tecnico, all’epoca con Daniele Sebastiani presidente della Pescara Calcio. Ho fatto un po’ di esperienza, ma in un evento del genere non basta mai.»

Una crescita che porta prestigio, ma inevitabilmente aumenta anche responsabilità e complessità.

«La crescita è stata enorme, e lo dico con grande orgoglio, ma anche con molto stress. Quando un evento diventa così importante, aumentano le responsabilità e ci sono tante cose alle quali magari prima non si faceva caso e che oggi diventano fondamentali. Penso soprattutto alla sicurezza.»

Proprio quello della sicurezza rappresenta uno degli aspetti sui quali Giuliani ha investito maggiormente.

«Fin dai primi anni ho puntato molto su questo aspetto. Un circuito, da questo punto di vista, è leggermente più avvantaggiato perché permette di essere messo in sicurezza più facilmente. È chiaro che manifestazioni come la Milano-Sanremo, il Giro d’Italia o il Giro di Lombardia hanno una storia e una dimensione che non si possono toccare, ma bisogna anche guardare al futuro.»

UNA VITA INTERA DENTRO IL CICLISMO

Dietro la visione dell’organizzatore c’è l’esperienza accumulata attraversando praticamente ogni livello di questo sport.

«Io il futuro lo avevo già immaginato qualche anno fa, anche perché ho avuto la fortuna di fare tutta la trafila. Raccoglievo le borracce da bambino, volevo correre, ma non avevo i soldi e quindi la fame ha fatto la differenza. Ho raccolto esperienza, ho gestito squadre, ho seguito il ciclismo a diversi livelli. Ho anche lavorato sui diritti televisivi. Sono tutte esperienze che mi hanno permesso di capire questo mondo.»

È forse proprio questo percorso a spiegare la capacità di Giuliani di osservare una corsa da punti di vista diversi: quello del corridore, del direttore sportivo, del dirigente e oggi dell’organizzatore.

OTTO WORLD TOUR: «SIAMO VICINI ALL’APICE»

L’edizione che prende il via oggi rappresenta uno dei momenti più importanti della storia recente del Matteotti.

Sono 22 le squadre annunciate al via, comprese otto formazioni WorldTour: UAE Team Emirates-XRG, Red Bull-Bora-Hansgrohe, Jayco AlUla, XDS Astana, Bahrain Victorious, Uno-X Mobility, Movistar e Groupama-FDJ.

Giuliani non nasconde la soddisfazione.

«Dopo otto anni stiamo raggiungendo un po’ l’apice di una gara di categoria 1.1, che addirittura potrebbe anche starci stretta. Purtroppo ci vogliono i budget e sento dire che oggi i soldi ci sono, ma mi sembra assolutamente il contrario.»

Organizzare una corsa di questo livello, sottolinea, è diventato sempre più complesso.

«Non è facile organizzare le corse, ma sono riuscito a metterci passione e competenza. Sono davvero soddisfatto perché avere otto squadre World Tour e dieci Professional non è poco.»

Lo sguardo, però, è già rivolto al futuro.

«Il prossimo anno, facendo i Mondiali in Europa, vorranno venire tutti in Italia, perché noi siamo i maestri ad organizzare le corse. Nessuno offre quello che offriamo noi, la nostra sapienza, l’arte di far star bene le persone. Siamo sulla strada giusta, ma purtroppo ci sono ancora tanti problemi da risolvere.»

SICUREZZA E GIOVANI, LA SFIDA PIÙ DELICATA

Uno di questi problemi riguarda il rapporto tra ciclismo e nuove generazioni.

Giuliani individua nella percezione della sicurezza una delle principali criticità.

«Guardiamo al calcio, al tennis: sono discipline che riescono ad attirare sempre più giovani anche perché, sotto certi aspetti, sono percepite come più sicure. Nel ciclismo, soprattutto nel settore giovanile, il problema è evidente. Tante mamme hanno paura di mettere i propri figli sulla strada.»

Ed è proprio da questa realtà, secondo Giuliani, che bisogna ripartire.

«Io, con la mia esperienza — possiamo chiamarla intuito, lungimiranza o anche incoscienza — sto cercando di costruire un circuito che sia il più possibile sicuro.»

Il Matteotti vuole diventare anche un modello organizzativo capace di rispondere alle esigenze delle squadre.

«In questi anni credo che le squadre e i corridori abbiano apprezzato diversi aspetti del Matteotti come la logistica, la comodità dei trasferimenti, l’organizzazione. Da gestore di una squadra queste esigenze le conosco bene. Da organizzatore mi manca ancora qualcosa, ma piano piano ci sto arrivando.»

«IN ITALIA SONO MANCATE ANCHE LE PERSONE»

L’analisi di Giuliani si allarga poi alla situazione del ciclismo italiano e alla difficoltà incontrata negli ultimi anni nel produrre campioni capaci di competere con continuità ai massimi livelli internazionali.

«Sono mancate anche le persone. Persone che operano nel ciclismo e che abbiano voglia di guardare oltre il proprio piccolo mondo. Noi spesso viviamo in una campana.»

Secondo Giuliani, il ciclismo dovrebbe osservare con maggiore attenzione ciò che accade negli altri sport.

«Io cerco, invece, di guardare un po’ tutti gli ambienti come il calcio, gli altri sport, il modo in cui si muovono gli organizzatori di eventi, dove c’è partecipazione, dove c’è massa, dove oggi le persone cercano anche l’agonismo.»

Anche l’esplosione dei social network ha modificato profondamente la percezione degli atleti.

«Poi c’è stato un cambiamento enorme con i social. Oggi, e mi dispiace dirlo, sembra che siano tutti campioni. Se sei un buon comunicatore, vieni percepito come un campione.»

Un ciclismo molto diverso da quello vissuto direttamente da Giuliani.

«Una volta il ciclismo era diverso. Le informazioni erano diverse e il campione era riconosciuto soprattutto per quello che faceva in strada. C’era il capitano, quello che vinceva di più, e c’erano i gregari, che avevano un ruolo altrettanto importante. Oggi questa gerarchia è molto meno evidente.»

LA CULTURA DELLA GESTIONE DEI CORRIDORI

Giuliani sottolinea anche un altro elemento: la capacità di riconoscere e sviluppare il talento.

«Secondo me manca anche una certa cultura nella gestione dei corridori. Non basta avere un atleta esplosivo, quello che magari vince subito una gara.»

Non tutti i talenti, infatti, maturano allo stesso modo.

«Bisogna anche saper riconoscere chi ha caratteristiche diverse: magari non è ancora un campione affermato, ma ha una grande testa, conosce bene la propria psicologia, sa lavorare per la squadra e può crescere nel tempo.»

È una filosofia che Giuliani ha applicato personalmente durante la propria esperienza da direttore tecnico.

«SONO SEMPRE STATO INNOVATIVO»

Nel raccontare la propria carriera da direttore sportivo, Giuliani ricorda alcune scelte che all’epoca guardavano verso mercati ciclistici ancora poco esplorati.

«Oggi si parla tutti di Pogačar e della Slovenia, ma il primo sloveno l’ho preso io alla Cantina Tollo ed era Martin Hvastija, poi ho preso Štangelj e anche Murn.»

Una ricerca di nuovi talenti continuata negli anni.

«L’ultimo che avevo preso era stato Grega Bole, che aveva smesso e poi ha ricominciato. Era tornato nel World Tour e aveva anche vinto. Poi ho preso anche un rumeno, Grosu.»

Una filosofia basata sull’apertura internazionale e sulla possibilità di confrontarsi con avversari di livello superiore.

«Sono sempre stato innovativo. Anche l’anno scorso ho fatto la squadra con sette nazioni, ma con pochi soldi sono riuscito a fare un calendario da Continental e togliermi soddisfazioni, sempre tenendo una mentalità professionistica. Volevo farli correre anche contro le squadre del World Tour per farli crescere. Questo era il mio metodo.»

IL MATTEOTTI DA CORRIDORE E QUELLA NOTTE CON MOSER

Ma nel lungo rapporto tra Giuliani e il Trofeo Matteotti c’è anche spazio per i ricordi.

Da dilettante riuscì a vincerlo. Da professionista, invece, quella vittoria non arrivò mai.

«Ho vinto il Matteotti da dilettante, ma mai da professionista. A casa mia non vincevo, perché ero troppo emozionato e volevo sempre dare al pubblico il massimo.»

Poi emerge un aneddoto capace di riportare indietro nel tempo.

Protagonista è Francesco Moser, tre volte vincitore del Trofeo Matteotti e figura profondamente legata alla storia della corsa.

«Ricordo ancora il mio secondo Matteotti, quando Masciarelli, che era il fedele gregario di Moser, andò a casa e Moser voleva che dormissi con lui. Io, per soggezione, quella notte non dormii.»

E il ricordo diventa quasi una scena da vecchio ciclismo.

«Era una camera stretta e ad un certo punto sono crollato e mi sono svegliato con la mano sul naso di Moser. Da quel momento non ho più dormito. Sarà poi stata l’adrenalina, la gente, tutto quello che era successo: quel giorno avevo fatto terzo al Matteotti.»

OGGI PESCARA TORNA A VIVERE IL SUO MATTEOTTI

E oggi tutto torna lì, sulle strade di Pescara e Montesilvano.

Il 78° Trofeo Matteotti propone 195 chilometri attraverso un circuito di 15 chilometri da percorrere 13 volte, tra pianura e salite che da sempre caratterizzano la classica abruzzese.

Una corsa che appartiene alla storia del ciclismo italiano e che Stefano Giuliani sta cercando di accompagnare verso una nuova fase della propria vita.

Con una convinzione ben precisa: tradizione e prestigio restano fondamentali, ma il futuro di una grande corsa passa anche dalla capacità di innovare, garantire sicurezza, accogliere le migliori squadre e parlare alle nuove generazioni.

Oggi il giudizio passerà nuovamente alla strada.

E per Giuliani, che quella strada l’ha vissuta prima da corridore e poi dall’ammiraglia, sarà un’altra giornata da vivere con la stessa passione di sempre.

A cura della redazione di Inbici News24
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