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Giobatta Persi ha costruito sulla pista di Montichiari alcune delle imprese più importanti della propria carriera sportiva.

Gio Batta Persi, una vita contro il tempo nel cuore di Montichiari


Dai primi allenamenti ai record dell’ora, fino al sogno irrealizzato degli Over 85: la straordinaria testimonianza di un uomo che ha fatto della bicicletta una ragione di vita.

Articolo a cura della redazione di InBici News24

Una telefonata arrivata alla redazione di InBici News24 ha riportato alla luce una storia fatta di passione, sacrificio, record e profondo amore per il ciclismo.

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Dall’altra parte del telefono c’era Gio Batta Persi, cicloamatore genovese capace di sfidare il tempo e l’età, costruendo una carriera sportiva fuori dal comune proprio negli anni in cui, generalmente, si comincia a pensare di rallentare.

A riaccendere i ricordi è stata la notizia pubblicata nei giorni scorsi da InBici News24 sull’imminente ritorno alla piena attività del Velodromo “Fassa Bortolo” di Montichiari.

Quella pista, per Persi, non è stata semplicemente un impianto sportivo. È stata il luogo dei suoi sogni, dei suoi allenamenti, dei record conquistati e anche di un’ultima grande impresa rimasta incompiuta.

«Quando sento parlare del Velodromo di Montichiari, a volte mi vengono ancora le lacrime agli occhi», ci ha confidato.

Parole che racchiudono quasi vent’anni di speranze, viaggi, preparazione e sacrifici.

Tutto cominciò con una telefonata al Comune

Il rapporto tra Gio Batta Persi e Montichiari nacque nei primi giorni del 2009, quando il ciclista venne a conoscenza della costruzione di un nuovo velodromo coperto.

In Italia mancava una struttura al coperto nella quale preparare con continuità e sicurezza un tentativo di record. Persi decise quindi di telefonare direttamente al Comune di Montichiari.

«Mi passarono con grande gentilezza il sindaco, che allora era il dottor Rosa. Comprese immediatamente il mio progetto e la mia ansia di riuscire a realizzarlo. Mi invitò persino a visitare il cantiere».

Persi raggiunse Montichiari e, accompagnato dall’assessore allo Sport, entrò nell’impianto quando la pista era ancora in fase di costruzione.

«Stavano lavorando alle fondamenta della pista, mentre la parte edilizia era già quasi completata. Mi dissero che, appena ci fosse stata la possibilità di entrare, il primo sarei stato io. E così fu».

Dopo l’inaugurazione iniziarono gli allenamenti. Per Persi si trattava di un’esperienza completamente nuova: prima di allora non aveva mai svolto una preparazione specifica su una pista.

A seguirlo nelle prime trasferte fu il segretario della società sportiva Pontedecimo, Barbieri, che lo accompagnava al velodromo e ne rilevava tempi e prestazioni.

Fin dall’inizio, tuttavia, la preparazione fu costruita personalmente dallo stesso Persi.

«Tutti gli allenamenti, i test, le tabelle e i progetti sono sempre stati programmati dal sottoscritto. Nessuno può dire di avermi consegnato una tabella da seguire».

In alcune occasioni condivideva i risultati con il professor Vedana. Una risposta, in particolare, gli è rimasta impressa nella memoria:

«Dopo avergli inviato uno dei miei test, mi rispose: “Trattasi di dati appartenenti a un cinquantenne, ma ben allenato”. Potete immaginare la soddisfazione».

GioBatta Persi ha costruito sulla pista di Montichiari alcune delle imprese più importanti della propria carriera sportiva.

Il primo record e quei 38,369 chilometri

Il primo grande appuntamento arrivò il 31 ottobre 2009.

Persi aveva 71 anni e si presentò sulla pista di Montichiari per affrontare il tentativo di record dell’ora nella categoria Over 70.

La preparazione era stata minuziosa, sviluppata nei dettagli tecnici, atletici e mentali. Nelle sue tabelle aveva previsto una prestazione superiore ai 38 chilometri.

Il risultato fu di 38,369 chilometri.

«Nel manifesto interno alla società avevo scritto 38 e poi avevo lasciato dei puntini. Alla fine percorsi 38,369 chilometri. Fu una gioia immensa, perché rappresentava il record italiano e la seconda prestazione mondiale».

Intorno alla pista si respirava il clima delle grandi occasioni. Due pullman erano partiti da Genova e molte persone del territorio avevano raggiunto il velodromo per assistere al tentativo.

Era presente anche una troupe di Rai 3, con il giornalista Mazzeo, che seguì l’impresa e intervistò Persi dopo la conclusione della prova.

Quel risultato non fu un punto di arrivo. Al contrario, rappresentò l’inizio di una lunga serie di nuove sfide.

«Dopo quel primo tentativo pensai che valesse la pena continuare. Sapevo che avrebbe richiesto sacrifici, ma sentivo di poter cercare altri risultati».

I dieci e i cento chilometri: la precisione trasformata in impresa

Il secondo appuntamento arrivò il 12 novembre 2011.

Nel contesto dei Campionati europei di ciclismo su pista, Persi ebbe la possibilità di tentare la migliore prestazione mondiale Over 70 sui dieci chilometri.

Completò la distanza in 15 minuti, 14 secondi e 02 centesimi, alla media di 39,374 chilometri orari.

La distanza non rientrava tra quelle riconosciute ufficialmente dall’UCI per l’omologazione di un record mondiale, ma il risultato rappresentò comunque la migliore prestazione internazionale conosciuta nella categoria.

L’anno seguente, a 74 anni, arrivò una sfida ancora più impegnativa: percorrere cento chilometri in pista.

Per riuscirci, Persi modificò leggermente la posizione sulla bicicletta, alzando il manubrio e avanzando la sella, in modo da assumere un assetto meno estremo e più sostenibile durante le quasi tre ore di esercizio.

Anche i movimenti durante la prova furono studiati nel dettaglio.

«Avevo programmato di trascorrere i primi quaranta minuti sempre seduto. Successivamente, ogni venti minuti, avrei effettuato dieci pedalate in piedi, per alleggerire la pressione senza perdere il ritmo».

La tabella preparata da Persi prevedeva un tempo di 2 ore, 46 minuti e 40 secondi, corrispondente a una media di 36 chilometri orari.

Il tempo finale fu di 2 ore, 46 minuti e 54 secondi, appena quattordici secondi in più rispetto alla previsione.

«Dai miei test e dalla mia preparazione avevo sbagliato il calcolo di soli quattordici secondi. Quella prova richiedeva che tutte le parti del corpo fossero allenate e lavorassero insieme per portare avanti il progetto».

Anche in questo caso la distanza non era inserita tra quelle previste dall’UCI per un record ufficiale. Rimane, tuttavia, una prestazione di enorme rilievo sportivo, soprattutto considerando l’età dell’atleta e la durata dello sforzo.

Il record mondiale Over 75

Il 26 ottobre 2013, a 75 anni, Giobatta Persi tornò a sfidare l’ora.

Il primato da superare era di poco superiore ai 35 chilometri. Persi completò la prova percorrendo 36,805 chilometri, migliorando nettamente il precedente record.

«I miei test mi facevano pensare di poter ottenere qualcosa in più, ma quando si realizza un record mondiale bisogna essere contenti. E io lo fui».

Il primato rimase imbattuto per alcuni mesi, prima di essere migliorato da un altro atleta.

Anche nel ricordare quel momento, Persi rivela la sua concezione dello sport:

«Non bisogna essere rammaricati quando qualcuno migliora un tuo record. Bisogna rendere merito a chi riesce a farlo».

Quella prestazione rappresentò uno dei punti più alti della sua carriera, ma non esaurì il desiderio di affrontare nuove esperienze.

Trentacinque salite sulle strade del Giro e del Tour

Dopo il record mondiale, Persi decise di allontanarsi temporaneamente dal cronometro e di costruire un nuovo progetto personale.

Lo chiamò “I mitici colli del Tour e del Giro d’Italia”.

Tra i 76 e i 79 anni scalò 35 tra le più celebri montagne del ciclismo europeo: Galibier, Izoard, Mont Ventoux, Col de la Bonette, Stelvio, Gavia, Tourmalet, Aubisque e molte altre salite simbolo del Giro d’Italia e del Tour de France.

Non esistevano limiti cronometrici o classifiche. La regola era una sola: arrivare in cima senza mai mettere piede a terra.

«Non dovevo percorrere quei colli in un determinato tempo. Dovevo scalarli con le forze che avevo, ma non potevo appoggiare i piedi a terra. E li ho completati tutti».

Uno dei ricordi più intensi è legato al viaggio verso Lourdes.

Dopo oltre 900 chilometri e più di nove ore al volante, Persi arrivò nel pomeriggio e decise di affrontare immediatamente il Tourmalet. Il mattino seguente salì sull’Aubisque.

«Questo fa capire con quale voglia affrontavo quei sacrifici. È stato durissimo, ma mi ha regalato una soddisfazione enorme».

Quelle salite gli permisero di conservare una condizione atletica elevata e di prepararsi mentalmente al successivo grande obiettivo: il record dell’ora Over 80.

Il record Over 80 tra infiltrazioni e secchi d’acqua

Nel 2018 Persi tornò a Montichiari al massimo della condizione.

Il velodromo, tuttavia, cominciava già a mostrare i problemi strutturali che ne avrebbero successivamente determinato la chiusura. Dal tetto entrava acqua e, durante gli allenamenti, era necessario controllare attentamente le curve prima di iniziare a pedalare.

Il giorno del tentativo erano stati posizionati secchi e teli per raccogliere le infiltrazioni.

Persi decise comunque di partire.

«Avevo paura, perché percorrere una curva bagnata in un velodromo è pericolosissimo. Per la prima mezz’ora pedalai tenendo le mani sul manubrio, senza appoggiarmi sulle prolunghe».

Soltanto dopo trenta minuti, quando comprese di avere un vantaggio consistente sulla tabella del precedente primato, assunse la posizione aerodinamica da cronometro.

Il 30 giugno 2018 percorse 35,674 chilometri, stabilendo il nuovo record italiano dell’ora Master 8.

Il precedente primatista, Alvaro Ceccotti, era presente a bordo pista.

«Era lì a incoraggiarmi e a fare il tifo. Dopo il record mi abbracciò con un affetto eccezionale. Dimostrò che cosa significa essere un grande sportivo».

Ceccotti sarebbe scomparso alcuni anni più tardi a causa di una grave malattia, ma quell’abbraccio è rimasto tra i ricordi più preziosi di Persi.

Pochi giorni dopo l’impresa, il Velodromo di Montichiari venne chiuso. Cominciò così una lunga attesa.

Il sogno mondiale Over 85 rimasto incompiuto

Dopo il record italiano Over 80, Persi iniziò immediatamente a pensare al successivo obiettivo: il record mondiale dell’ora Over 85.

La distanza da superare era di 34,602 chilometri.

Nonostante mancassero ancora cinque anni al possibile tentativo, iniziò a programmare la preparazione. I suoi test continuavano a fornire risultati incoraggianti.

«In tutte le verifiche avevo calcolato di poter essere più di un chilometro sopra il record. Per prudenza toglievo sempre il cinque per cento dai risultati ottenuti, ma restavo comunque sui 36,2 o 36,5 chilometri orari».

Persi continuava ad allenarsi ogni giorno e, negli ultimi tre o quattro mesi prima di ogni obiettivo, introduceva un programma specifico.

Per mantenere confidenza con la pista, si allenò anche al velodromo di Busto Garolfo, grazie alla disponibilità del professor Vedana e dei gestori dell’impianto.

Nel frattempo, a Montichiari, erano stati consentiti gli allenamenti agli atleti della Nazionale, accompagnati dai tecnici federali. Persi sperava di poter ottenere uno spazio per preparare il tentativo, anche in un giorno e a un orario scelti dall’organizzazione.

«Sarei andato a qualsiasi ora e in qualsiasi giorno, accompagnato da una sola persona. Mi era stato detto che, appena fosse arrivata l’autorizzazione, sarei stato il primo. Purtroppo quell’autorizzazione non arrivò mai».

Il passare del tempo rese sempre più difficile realizzare il progetto.

Poi, nel marzo 2025, durante un allenamento leggero, il cardiofrequenzimetro segnalò valori anomali. Gli accertamenti evidenziarono una fibrillazione atriale.

Le cure permisero di tenere sotto controllo il problema e Persi continuò ad allenarsi, ma la terapia risultò incompatibile con il rilascio del certificato di idoneità agonistica.

Il sogno del record mondiale Over 85 svanì definitivamente.

«È finita un po’ tristemente. Non tanto perché volevo mettermi in mostra, ma perché sentivo di poter portare in Italia un altro record mondiale».

Una squadra silenziosa alle spalle del recordman

Sebbene allenamenti, programmi e tabelle siano sempre stati elaborati personalmente da Persi, dietro ogni impresa ha operato una rete di amici e professionisti.

L’assistenza tecnica e meccanica fu garantita gratuitamente da Ezio e Thomas  – Fondriest, padre e figlio, legati all’attività dell’ex campione del mondo Maurizio Fondriest.

Dopo il primo record, Pietro Grasso divenne una presenza costante in ogni allenamento e in ogni tentativo.

Sul piano sanitario Persi fu seguito dal professor Cristiano Novelli, cardiologo che lo accompagnò attraverso prove da sforzo, controlli e valutazioni cardiorespiratorie.

Durante la preparazione del tentativo Over 85 arrivò anche il sostegno economico del dottor Andrea Ruggiero consulente finanziario presso Banca Mediolanum Genova

Un aiuto tutt’altro che secondario, considerando che ogni record comportava spese per trasferte, assistenza, personale federale, controlli antidoping e organizzazione, con costi complessivi che potevano avvicinarsi agli 8-9 mila euro.

Sono persone che Persi ha voluto ricordare e ringraziare, perché nessun risultato, anche quando nasce dalla determinazione individuale, viene raggiunto completamente da soli.

A 88 anni continua a pedalare

Oggi Giobatta Persi ha lasciato l’attività agonistica, ma non ha abbandonato la bicicletta.

Continua ad allenarsi, prevalentemente sui rulli, controllando il battito cardiaco e rispettando le indicazioni mediche.

La fine delle competizioni non ha cancellato la sua passione. Ha semplicemente trasformato il modo di viverla.

La sua non è soltanto la storia di un uomo capace di conquistare record dopo i settant’anni. È la testimonianza di come lo sport possa offrire un obiettivo, una disciplina e una prospettiva anche quando l’età sembra suggerire il contrario.

Persi ha cominciato a praticare ciclismo agonistico a cinquant’anni. Da allora ha percorso centinaia di migliaia di chilometri, scalato le montagne simbolo del Giro e del Tour, stabilito primati italiani e mondiali, affrontato trasferte, costi e preparazioni durissime.

Ma il dato più importante non compare su una tabella.

È la capacità di continuare a guardare avanti.

«Questa storia non serve soltanto a mettermi in mostra. Vorrei che raccontasse ciò che è realmente accaduto nei nove anni in cui il velodromo è stato attivo. Io sono sempre stato presente, per gli allenamenti e per i tentativi. Vorrei soltanto che almeno un po’ di quella storia fosse ricordata per come è stata veramente».

Montichiari, un amore che resiste al tempo

Ora che il Velodromo di Montichiari è vicino a una nuova fase della propria storia, il racconto di Gio Batta Persi assume un valore ancora più profondo.

Gli impianti sportivi non sono soltanto cemento, legno, tribune e piste. Vivono attraverso le persone che li frequentano, i giovani che vi imparano a correre, i campioni che vi preparano le grandi competizioni e gli appassionati che affidano a quelle curve i propri sogni.

Persi è stato una di quelle persone.

Per nove anni ha percorso la pista di Montichiari, studiandone ogni metro, affrontandone le curve e inseguendo il cronometro. Su quell’anello ha conosciuto la gioia dei record, l’abbraccio degli amici e l’emozione di vedere realizzato un progetto nato da una semplice telefonata.

Non è riuscito a disputare l’ultima sfida. Ma questo non diminuisce il valore del suo percorso.

Al contrario, lo rende ancora più umano.

Perché alcuni record vengono scritti negli albi d’oro. Altri rimangono nella memoria delle persone.

E la storia di Gio Batta Persi, nel cuore del Velodromo di Montichiari, appartiene a entrambe le categorie.

A cura della redazione di Inbici News24
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