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30.08.2026, Sölden, AUT, ÖRM, Ötztaler Radmarathon 2026, im Bild Luftbild, Übersicht vom Start // Luftbild, Übersicht vom Start during the 45. OeRM, Oetztal Radmarathon. Sölden, Austria on 2026/08/30. EXPA Pictures © 2026, PhotoCredit: EXPA/ Johann Groder

ÖTZTALER RADMARATHON, ALLA RICERCA DI UN SOGNO CHE NON FINISCE MAI


Quattro passi, montagne infinite e un traguardo da conquistare. Michele Bazzani racconta dall’interno la sua ottava Ötztaler Radmarathon.

di Michele Bazzani – Inviato di InBici News24

Ich habe einen Traum”. Io ho un sogno.

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Il senso dell’Ötztaler Radmarathon, da molti considerata una delle granfondo più dure d’Europa, potrebbe essere racchiuso interamente nel suo mantra, ripetuto quasi all’infinito nei giorni della manifestazione.

Il sogno è quello di ogni ciclista che arriva a Sölden: riuscire a portare a termine questa maratona entro il tempo massimo. Vincere, in fondo, significa soprattutto arrivare.

Sono alla mia ottava partecipazione. Credo di conoscere ormai ogni insidia del percorso, ogni salita, ogni momento nel quale le gambe inizieranno a presentare il conto. Eppure arrivare a Sölden per l’Ötztaler continua a regalarmi la stessa emozione della prima volta.

Forse perché certe montagne puoi conoscerle a memoria, ma non riesci mai veramente ad abituarti a ciò che ti fanno provare.

SÖLDEN, DOVE IL SOGNO COMINCIA PRIMA DELLA PARTENZA

Arrivo nel primo pomeriggio di venerdì. Voglio godermi fino in fondo l’atmosfera della manifestazione e quella festa che, quando la gara è ancora lontana, è già cominciata.

La Freizeit Arena, cuore pulsante dell’organizzazione, brulica di ciclisti impegnati nel ritiro del pacco gara e nella visita alla ricca area expo.

Qui incontro Paolo, personaggio ormai leggendario e compagno di tante avventure. Per lui questa sarà addirittura la ventiduesima partecipazione. Condividiamo qualche preoccupazione sulla gara che ci aspetta e sorridiamo dell’età che avanza, quella che inevitabilmente non ci permette più le prestazioni di un tempo.

Nicola passeggia invece tranquillamente con la famiglia. Sorride pensando all’affetto che troverà ad aspettarlo al traguardo. Daniele appare più concentrato sulla prestazione: è arrivato a Sölden con un’ottima preparazione e la voglia di sfidare le interminabili salite che ci attendono.

Condivido la trasferta con Massimo e Silvia, compagni di squadra che ci raggiungono in serata.

Il sabato mattina arriva un altro appuntamento immancabile: la tradizionale sgambata verso Vent. Ormai è diventata una sorta di rito collettivo e lungo la strada incrociamo anche alcuni dei favoriti della gara.

La giornata è splendida. Sole, temperatura piacevole e previsioni rassicuranti anche per l’indomani.

Viene così meno una delle grandi incognite dell’Ötztaler: il meteo. Da queste parti pioggia, freddo e repentini cambiamenti delle condizioni possono trasformare una gara già durissima in qualcosa di ancora più estremo.

Il briefing pomeridiano ci tranquillizza ulteriormente. Anche la preparazione dell’abbigliamento diventa più semplice: bisognerà soprattutto proteggersi dal freddo della partenza e nelle discese dalle quote più elevate.

Poi arriva la sera.

E con lei quell’attesa che ogni ciclista conosce.

NEL BUIO DI SÖLDEN, UN COLPO DI CANNONE

La sveglia arriva sempre troppo presto e, come al solito, non migliora il mio umore.

I miei amici stanno già facendo colazione, elettrizzati dall’idea di raggiungere presto la griglia di partenza. Io me la prendo con maggiore calma, anche perché devo fare i conti con qualche problema di digestione.

Quando esco è ancora buio.

Le griglie, però, sono già piene.

L’atmosfera è quasi ovattata. Migliaia di persone aspettano in silenzio, ciascuna probabilmente immersa nei propri pensieri. A scaldare l’ambiente ci pensano lo speaker e la musica.

Poi arrivano le prime luci dell’alba.

Un colpo di cannone squarcia l’aria.

Si parte.

Appena fuori da Sölden i ritmi sono già folli. Cerco soprattutto di rimanere concentrato, tenere le ruote ed evitare cadute. Sarebbe imperdonabile rovinare la festa prima ancora che cominci davvero.

Dopo pochi chilometri mi raggiunge Massimo, partito di gran carriera.

Poi la strada comincia a salire verso il Kühtai.

E tutto cambia.

KÜHTAI, LA FOLLA E QUEL BRIVIDO DA Tour de France

Il ritmo inevitabilmente rallenta. Il respiro diventa più profondo, poi affannoso. Bisogna trovare immediatamente quella velocità che consenta di avanzare senza sprecare energie preziose.

Le pendenze irregolari non aiutano.

Intorno a noi, però, il paesaggio è magnifico e cambia continuamente con il passare dei chilometri.

Quasi in vetta troviamo finalmente un bellissimo sole. Ma soprattutto troviamo la gente.

Tanta gente.

Chiassosa, allegra, appassionata. Urla, applaude, incita ogni concorrente come se davanti avesse un professionista.

Negli ultimi metri facciamo quasi fatica ad avanzare, tanta è la folla ai bordi della strada.

Per qualche istante sembra di essere al Tour de France.

Un brivido mi attraversa la schiena.

Ed è in momenti come questo che ricordo perché siamo venuti fin quassù a faticare.

Dopo un rapido rifornimento d’acqua mi lancio nella velocissima discesa. La affronto con entusiasmo, ma anche con quel pizzico di prudenza che gli anni e l’esperienza inevitabilmente insegnano.

DAL BRENNERO AL GIOVO, QUANDO LA GARA PRESENTA IL CONTO

A Innsbruck ci accoglie ancora una folla festante.

Da qui comincia la lunga salita verso il Passo del Brennero. È più dolce rispetto al Kühtai, ma sembra non finire mai.

Mi lascio trascinare dall’entusiasmo e spingo più di quanto dovrei.

Lo so.

So anche che probabilmente pagherò quello sforzo più avanti.

Ma quanto mi sto divertendo.

Entriamo in Italia e scendiamo verso Vipiteno. Mangio, bevo e provo a prepararmi mentalmente al Passo del Giovo.

Qui la musica cambia ancora.

È una salita costante, esigente, senza veri momenti nei quali poter respirare. Il mio passo è più lento di quanto avessi immaginato. Le energie ci sono ancora, ma devo amministrarle.

Saluto Stefano, che sta disputando una gara in crescendo. Poco dopo lo vedo scomparire dietro un tornante.

La mia sosta al ristoro dura qualche minuto più del solito.

Non importa.

So perfettamente cosa mi aspetta.

Davanti c’è il vero moloch della giornata.

Il Passo del Rombo.

30.08.2026, Sölden, AUT, ÖRM, Ötztaler Radmarathon 2026, im Bild das Führungsfeld am Jaufenpass // the leading group during the 45. OeRM, Oetztal Radmarathon. Sölden, Austria on. EXPA Pictures © 2026, PhotoCredit: EXPA/ Johann Groder

PASSO DEL ROMBO, QUANDO RESTA SOLTANTO LA TESTA

L’inizio degli interminabili 29 chilometri di salita arriva dopo una lunga e tecnica discesa che ci riporta a bassa quota.

E qui fa caldo.

Terribilmente caldo.

Le borracce si svuotano rapidamente. E quasi con la stessa velocità sembrano consumarsi anche le energie.

Dopo Moso le pendenze diventano cattive. La strada si infila sotto un costone di roccia e l’aria sembra improvvisamente più pesante, quasi opprimente.

Un rifornimento d’acqua improvvisato lungo il percorso mi regala qualche minuto di sollievo.

La pendenza concede una breve tregua.

Poi alzo gli occhi.

Davanti a me vedo la parete che dobbiamo ancora scalare, disegnata da una successione di ripidi tornanti.

Le gambe, ormai, sono finite.

Da questo momento si avanza soprattutto con la testa.

Lentamente.

Uno accanto all’altro.

Quasi fosse una gigantesca processione laica fatta di biciclette, fatica e silenzio.

Nessuno ha più molta voglia di parlare.

Ma nessuno vuole mollare.

Poi la montagna ci inghiotte dentro una galleria buia.

Paradossalmente è quasi un sollievo.

Sappiamo che il peggio è passato.

Restano ancora alcuni chilometri, resi durissimi dal vento contrario, ma ormai la vetta è vicina.

E il sogno comincia ad avere la forma di qualcosa di possibile.

SÖLDEN RIAPPARE. E PER L’OTTAVA VOLTA È LA STESSA EMOZIONE

In cima esito per qualche secondo.

Mantellina oppure no?

Decido di scendere senza. Nonostante la quota, la temperatura è sorprendentemente gradevole.

Bisogna però mantenere alta l’attenzione. Lungo la strada incontriamo pecore e mucche al pascolo che, incuranti della nostra gara e della nostra fretta, ogni tanto decidono di occupare la carreggiata.

Superiamo anche l’ultima trappola del percorso: una rampa dritta e micidiale che interrompe improvvisamente la discesa.

Poi finalmente si scende.

Davvero.

Dopo una curva, laggiù in fondo, appare Sölden.

Mi attraversa un altro brivido.

Conosco perfettamente quell’immagine.

Conosco quella strada.

Conosco quello che sta per succedere.

Eppure l’emozione è ancora identica.

Entriamo in città accompagnati dagli applausi della gente. Poi la svolta a destra, il ponticello e finalmente il rettilineo d’arrivo.

Taglio il traguardo mostrando con le mani il numero otto.

Otto Ötztaler.

Sono felice.

Di quella felicità semplice che soltanto chi ha passato un’intera giornata a combattere contro montagne, caldo, fatica e soprattutto contro sé stesso può comprendere fino in fondo.

Massimo è già arrivato. È entusiasta come un bambino dentro un parco giochi e si sta godendo il ristoro finale.

Poco dopo arriva anche Silvia, che completa ancora una volta il percorso con la sua consueta tenacia.

Ci ritroviamo.

Stanchi.

Provati.

Felici.

E insieme concludiamo il rito con la consegna della maglia da finisher.

È soltanto una maglia.

Eppure, in quel momento, vale tantissimo.

È il premio per tutta quella fatica e, soprattutto, il cimelio che conserverà il ricordo di un’altra avventura terminata nel modo che avevamo sognato.

«CERTI SOGNI NON TERMINANO MAI»

La sera recuperiamo almeno una parte delle energie disperse sulle montagne davanti a un’ottima cena.

I volti sono più rilassati.

La tensione della vigilia è sparita.

Rimane soltanto una domanda.

Torneremo il prossimo anno?

Ci guardiamo.

In realtà, forse, conosciamo già la risposta.

L’avevamo letta poche ore prima su uno dei cartelli incontrati durante la salita verso il Passo del Rombo:

“Manche Träume enden nie”.

Certi sogni non terminano mai.

E forse è proprio questo, più di qualsiasi numero, tempo o classifica, il vero significato dell’Ötztaler Radmarathon.

A cura della redazione di Inbici News24
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