Il corridore lucano sorprende alla terza tappa: tra forma in crescita e una laurea “rimandata” con il sorriso
Alla partenza della terza frazione del Tour of the Alps, Domenico Pozzovivo racconta la sua corsa e scherza sulla tesi di laurea mancata. Tra prestazione, esperienza e leggerezza, emerge il ritratto di un atleta fuori dagli schemi.
Articolo a cura della redazione di Inbici News24
Tra le montagne e i pensieri: la corsa di Pozzovivo
C’è una linea sottile che separa la fatica dalla leggerezza, e pochi nel gruppo sanno percorrerla con naturalezza come Domenico Pozzovivo. Alla partenza della terza tappa del Tour of the Alps, il corridore lucano si presenta con il volto concentrato di chi conosce bene il mestiere, ma anche con quell’ironia sottile che negli anni lo ha reso una figura atipica nel panorama del ciclismo italiano.
Reduce da un dodicesimo posto in una frazione selettiva, Pozzovivo non si nasconde dietro alibi. Analizza, pesa, misura. Ma soprattutto racconta. E nel racconto emerge un ciclismo fatto non solo di watt e strategie, ma anche di umanità, esperienza e capacità di stare dentro e fuori la corsa con la stessa lucidità.
La “ruggine” e la gamba: il ritorno alle corse
La prestazione del giorno precedente è il primo banco di prova. «Forse si è vista un po’ di ruggine», ammette con lucidità, riferendosi a quel ritmo gara che solo la continuità può restituire. Una mancanza più tattica che fisica, quasi un dettaglio per un corridore della sua esperienza.
Perché quando si parla di gamba, il giudizio è netto: la condizione c’è. E lo si è visto nei momenti chiave della tappa, quando il gruppo si è selezionato e i riferimenti sono diventati pochi e chiari.
Nel ciclismo moderno, dove la preparazione è millimetrica e i margini ridotti, la differenza la fanno spesso le sfumature. Pozzovivo lo sa e non cerca scorciatoie: il percorso passa dalla continuità, dalla gestione e da quella capacità di leggere la corsa che è patrimonio dei veterani.
Uno sguardo al futuro: il rispetto per Pellizzari
Nel racconto della tappa c’è spazio anche per chi rappresenta il futuro. Il nome è quello di Giulio Pellizzari, protagonista di giornata e simbolo di una nuova generazione che avanza senza timori.
Pozzovivo non si limita al complimento di circostanza. Va oltre: «Forse anche più forte di come ero io». Parole che pesano, soprattutto se pronunciate da chi ha attraversato stagioni diverse del ciclismo, adattandosi a cambiamenti tecnici e culturali.
È il passaggio di testimone, ma senza retorica. Solo la consapevolezza che il ciclismo continua, evolve, e trova sempre nuovi interpreti.
La tesi mancata: ironia in corsa
Poi c’è l’altra storia, quella che esce dai confini della gara e restituisce il lato più autentico del corridore. La tesi di laurea, la terza, prevista proprio nei giorni della corsa. Un impegno accademico che si scontra con quello sportivo.
«Mi sarebbe piaciuto discuterla anche a distanza», racconta. Ma senza drammi. Anzi, con un’ironia che alleggerisce tutto. L’idea? Farlo prima del via, magari direttamente dal contesto del Tour.
E quando l’intervista incalza, immaginando una partenza ritardata per permettere la discussione, la risposta è un piccolo manifesto del suo modo di essere: aspettare un momento nel bus squadra, concludere, e poi partire.
Un’immagine quasi cinematografica, che mescola due mondi apparentemente lontani: l’università e il ciclismo professionistico.
Il valore di essere diversi
Nel gruppo sempre più standardizzato del ciclismo contemporaneo, Domenico Pozzovivo resta una figura fuori schema. Non solo per il percorso sportivo, ma per l’approccio.
C’è rigore, certo. Ma anche leggerezza. C’è ambizione, ma senza perdere il gusto del racconto. E soprattutto c’è la capacità, rara, di restare se stessi anche sotto pressione.
Alla terza tappa del Tour of the Alps, tra salite e strategie, Pozzovivo continua a fare ciò che ha sempre fatto: pedalare, pensare e, quando serve, sorridere.
Perché in fondo, anche nel ciclismo più esigente, c’è ancora spazio per l’ironia. E forse è proprio lì che si nasconde la differenza.
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