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Mauro Vegni, l’ultima corsa e il futuro


Fine corsa per un direttore leggendario

Con il Giro di Lombardia 2025 si chiuderà un lungo capitolo della storia del ciclismo italiano. Mauro Vegni, direttore dell’area ciclismo di RCS Sport, saluterà la carovana dopo oltre quarant’anni di lavoro, lasciando dietro di sé un’eredità fatta di coraggio, visione e fatica. Un uomo che ha vissuto la corsa dal cuore, dentro la polvere e sotto la pioggia, sempre dietro le quinte, sempre protagonista. L’articolo è sviluppato dalla redazione di Inbici News24.

Il custode della Corsa Rosa

Sessantasei anni, romano, Mauro Vegni ha percorso più chilometri in ammiraglia che molti corridori in carriera. Entrato giovanissimo nell’organizzazione, ha collaborato con Franco Mealli negli anni Settanta, poi con la Gazzetta dello Sport e infine con RCS, dove ha guidato il reparto ciclismo fino a diventarne il perno assoluto. Dal 2014 è stato il direttore del Giro d’Italia, e in questi anni ha firmato percorsi memorabili: lo Zoncolan, il Gavia, il Mortirolo, le partenze dall’estero che hanno portato il Giro a Dublino, Gerusalemme e Budapest.

Sotto la sua guida la Corsa Rosa ha ritrovato prestigio e identità. Vegni ha unito tradizione e modernità, difendendo la storia del Giro ma aprendolo al mondo. Ha dato alle corse italiane — Milano–Sanremo, Strade Bianche, Tirreno-Adriatico, Giro di Lombardia — una visione internazionale e una macchina organizzativa che oggi è un modello.

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Un’eredità fatta di coraggio e passione

Vegni lascia un ciclismo che ha contribuito a rendere più sicuro, competitivo e globale. Ha gestito momenti difficili: nevicate improvvise, discese pericolose, polemiche sulla durezza dei percorsi. Ma il suo stile è sempre stato lo stesso: poche parole, molte decisioni. Dietro ogni tappa, ogni arrivo, c’è la sua firma discreta ma incisiva.

«Ho dato tutto quello che potevo — ha detto — ora è giusto lasciare spazio ai giovani».

Il suo addio avverrà nel momento più simbolico: al termine del Giro di Lombardia, la “classica delle foglie morte”, che chiude la stagione. Un tramonto poetico per chi ha passato la vita a dare forma alla corsa, a disegnare salite e strappi che hanno costruito il mito del ciclismo italiano.

Un cambio d’epoca per RCS Sport

Con la sua uscita di scena, RCS Sport entra in una fase nuova. Il ciclismo cambia volto: servono figure capaci di gestire sicurezza, tecnologia e diritti televisivi, senza perdere la magia della corsa su strada. Il probabile successore di Mauro Vegni è Stefano Allocchio, da anni il suo braccio destro. Un uomo di esperienza, silenzioso e meticoloso, che conosce la macchina RCS in ogni dettaglio.

Stefano Allocchio, il probabile successore

Milanese, classe 1962, ex corridore professionista con due vittorie di tappa al Giro d’Italia, Stefano Allocchio ha scelto di restare nel mondo delle gare dopo il ritiro. Da vicedirettore è diventato la spalla operativa di Vegni, gestendo ricognizioni, sicurezza, partenze e arrivi. È spesso la voce che si ascolta nella radio corsa, la figura che risolve in tempo reale le emergenze meteo o logistiche.

Professionista riservato, è stimato da corridori e addetti ai lavori per la precisione e la calma con cui affronta gli imprevisti. Se sarà davvero lui il nuovo direttore, la linea sarà quella della continuità pragmatica: stesso spirito, ma con un accento maggiore su sicurezza e sostenibilità. Allocchio potrebbe consolidare il ruolo delle classiche “di mezzo” — Tirreno-Adriatico, Milano-Torino, Gran Piemonte — per sostenere la filiera del ciclismo italiano e offrire più opportunità alle squadre nazionali.

Il futuro del ciclismo italiano

Il passaggio tra Vegni e Allocchio rappresenta più di un cambio di nome: è una transizione generazionale, da un ciclismo costruito sul carisma e sull’esperienza a uno fondato su pianificazione e metodo. RCS Sport dovrà gestire non solo la direzione tecnica ma anche l’immagine internazionale delle proprie corse, in un contesto in cui la competizione con Tour de France e Vuelta è sempre più serrata.

Con Allocchio, è probabile che si punti su un modello operativo moderno: percorsi spettacolari ma sicuri, attenzione all’ambiente, rapporti più stabili con le amministrazioni locali. Un ciclismo, insomma, meno istintivo e più manageriale, ma sempre profondamente legato alla passione che muove tutto.

L’ultima curva di Mauro Vegni

Mauro Vegni lascia una macchina perfetta e una storia piena di umanità. Ha vissuto ogni tappa come fosse una sfida personale, ogni corridore come parte di un grande disegno collettivo. Dopo di lui, la corsa continuerà, ma con un timone diverso.

Il probabile successore Stefano Allocchio eredita un patrimonio enorme: non solo una direzione, ma un’idea di ciclismo come racconto del Paese, tra fatica e bellezza. E quando l’ultima bandiera a scacchi del Lombardia 2025 calerà su Como, Vegni potrà finalmente fermarsi, guardare indietro e sorridere.

Perché il ciclismo, come la vita, è fatto di salite, di discese, di arrivi. E l’importante, alla fine, è esserci stati — nel cuore della corsa.

A cura della redazione di Inbici News24
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