Cadute, ritiri e nuove paure: il team emiratino perde uomini chiave e vede cambiare il volto della corsa rosa
Dalle cadute del Giro agli stop recenti, la UAE Emirates affronta il periodo più difficile.
Articolo sviluppato dalla redazione di Inbici News24
Il rumore delle ambulanze, le bici spezzate sull’asfalto bagnato, gli occhi persi dei direttori sportivi davanti alle radioline. Il Giro d’Italia 2026 della UAE Team Emirates-XRG rischia già di essere ricordato come quello della grande emergenza. Non per mancanza di talento, né per inferiorità tecnica, ma per una lunga scia di cadute e infortuni che in pochi giorni ha cambiato il destino della squadra più potente del ciclismo mondiale.
La formazione emiratina era arrivata alla corsa rosa con uomini da classifica generale, gregari di lusso e una profondità capace di controllare ogni scenario. Poi il caos. Le strade bulgare, la pioggia, le scivolate e una sequenza di episodi che hanno progressivamente svuotato il gruppo UAE dei suoi riferimenti principali.
Il Giro è ancora lungo, ma il volto della squadra è già cambiato.
Il Giro si trasforma in un bollettino medico
La seconda tappa della corsa rosa ha lasciato ferite profonde. La maxi caduta avvenuta nel finale ha coinvolto numerosi corridori, ma a pagare il prezzo più alto è stata proprio la UAE Team Emirates. Un impatto durissimo, quasi simbolico, che ha trasformato una giornata di corsa in una corsa contro il dolore.
Adam Yates, uno degli uomini più attesi per la classifica generale, ha provato a stringere i denti. Il britannico ha raggiunto il traguardo ferito, sanguinante, visibilmente stordito. Le ore successive hanno però confermato un quadro clinico incompatibile con la prosecuzione del Giro. Il suo ritiro ha rappresentato il primo colpo pesantissimo per la squadra emiratina.
Ancora più drammatica la situazione di Jay Vine e Marc Soler. L’australiano, reduce da mesi complicati e da un lungo lavoro per tornare competitivo, ha riportato una commozione cerebrale e la frattura del gomito. Soler, invece, ha dovuto fermarsi per una frattura al bacino. Due uomini fondamentali nel mosaico tattico della UAE, improvvisamente cancellati dalla corsa nel giro di pochi chilometri.
Le immagini diffuse dalle televisioni internazionali hanno fatto rapidamente il giro del mondo. Le principali testate europee hanno raccontato la portata dell’incidente sottolineando come il team più strutturato del ciclismo si sia ritrovato, nel giro di una sola tappa, fragile e vulnerabile.
Dalla primavera delle vittorie alla stagione delle cadute
Il paradosso è tutto qui. Fino a poche settimane fa la UAE Team Emirates-XRG sembrava una macchina perfetta. Vittorie a raffica, controllo delle corse, una superiorità numerica quasi intimidatoria. Oggi, invece, il clima attorno alla squadra è completamente cambiato.
Gli infortuni non riguardano soltanto il Giro d’Italia. Anche nelle classiche e nelle corse a tappe precedenti il team ha dovuto fare i conti con una serie di episodi negativi che hanno progressivamente logorato il gruppo.
Isaac Del Toro, talento tra i più luminosi del panorama internazionale, era stato costretto al ritiro all’Itzulia Basque Country dopo una caduta che gli aveva provocato problemi muscolari alla coscia. Un altro stop inatteso per una squadra che da mesi convive con continui contrattempi fisici.
Il ciclismo moderno corre sempre più veloce, su strade nervose, con tensione costante e margini di errore ridotti al minimo. Le grandi squadre costruiscono organici profondissimi proprio per resistere agli imprevisti. Ma quando la sfortuna colpisce in serie, anche le corazzate iniziano a scricchiolare.
Ed è esattamente ciò che sta accadendo alla UAE, costretta ora a ricalcolare ambizioni, gerarchie e strategie.
Filippo Baroncini, il destino più crudele
Tra le storie che hanno maggiormente colpito il pubblico italiano c’è quella di Filippo Baroncini. Il corridore romagnolo stava cercando continuità dopo il grave incidente vissuto nella scorsa stagione. Aveva lavorato mesi per tornare competitivo, per ritrovare fiducia e ritmo gara. Poi, ancora una volta, la caduta.
Al Tro-Bro Léon il destino si è accanito nuovamente sull’ex campione del mondo Under 23. Una scivolata improvvisa, il dolore alla spalla, gli esami e il timore di un nuovo lungo stop. Le prime diagnosi parlano di problemi alla clavicola sinistra e all’articolazione acromioclavicolare.
Le testate italiane hanno raccontato il suo caso con toni amari, evidenziando la durezza psicologica di dover ripartire continuamente dopo ogni tentativo di rinascita. Perché nel ciclismo le ferite non sono soltanto fisiche. Ogni caduta lascia dentro dubbi, paure, esitazioni invisibili.
Baroncini rappresenta oggi il simbolo più umano della fragilità di questo sport: talento, sacrificio e sfortuna intrecciati in una traiettoria che meriterebbe finalmente continuità.
UAE, adesso serve una reazione da grande squadra
Il Giro d’Italia 2026 non aspetta nessuno. Le montagne arriveranno presto e la UAE dovrà reinventarsi in corsa. Senza alcuni dei suoi uomini chiave, la squadra emiratina perde controllo tattico, esperienza e capacità di gestione nelle giornate più difficili.
Ma proprio nei momenti peggiori si misura la grandezza di un team. La sensazione è che la UAE si trovi davanti a un bivio emotivo prima ancora che tecnico: continuare a subire gli eventi oppure trasformare rabbia e sofferenza in una reazione collettiva.
Le prossime tappe diranno se la squadra saprà compattarsi attorno agli uomini rimasti o se questa lunga sequenza di incidenti finirà per svuotare definitivamente il morale del gruppo. Nel frattempo il Giro prosegue, il pubblico aspetta spettacolo e il ciclismo conferma ancora una volta la sua natura più spietata.
Basta una curva, un attimo, un asfalto viscido per cambiare il destino di una corsa e forse di un’intera stagione.
A cura della redazione di Inbici News24
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