Emma Cole, autrice del libro Ultra Women, analizza come le donne stiano superando gli uomini nelle competizioni di endurance, grazie a muscoli più resistenti alla fatica. Nonostante il loro potenziale, le vittorie nelle gare ultra rimangono ancora rare, sollevando interrogativi sulle barriere che impediscono un successo più ampio.
Il libro mette in luce esempi significativi, come quello di Molly Weaver, che ha stabilito un record per il giro più veloce della Gran Bretagna, percorrendo 7.700 km in soli 21 giorni. Anche Sarah Ruggins ha conquistato il record JOGLEJOG, mentre Fiona Kolbinger ha vinto la Transcontinental Race nel 2019. Questi successi dimostrano che le donne possono primeggiare in eventi di lunga distanza, non solo nel ciclismo ma anche nell’ultrarunning.
Le autrici Emma Wilkinson e Lily Canter approfondiscono la resistenza alla fatica muscolare delle donne, attribuita a una maggiore proporzione di fibre muscolari a contrazione lenta. Shaq Lampier, fisioterapista specializzato, spiega che le fibre di tipo I sono progettate per l’endurance e sono più resistenti alla fatica rispetto alle fibre di tipo II, che si affaticano rapidamente. Questo aspetto rappresenta un vantaggio significativo per le cicliste nelle gare di lunga durata.
Jana Kesenheimer, ultracyclist e ricercatrice, ha osservato che, partecipando a gare più lunghe, le donne riescono a competere con gli uomini, raggiungendo posizioni elevate in classifica. Kesenheimer sottolinea che nelle gare ultra, le donne sono in grado di mantenere una strategia di gara più calcolata, evitando di affaticarsi all’inizio, a differenza degli uomini che spesso partono con grande intensità. Questo approccio consapevole permette loro di mantenere un ritmo costante e di affrontare le sfide a lungo termine con maggiore efficacia.
Nonostante i progressi, ci sono ancora poche donne che vincono gare di lunga distanza. Le barriere di partecipazione includono questioni di sicurezza, logistica e supporto, che limitano la presenza femminile nelle competizioni. Ad esempio, Robin Gemperle ha vinto il Tour Divide quest’anno in 11 giorni, mentre la prima donna, Nathalie Baillon, ha completato la gara in 16 giorni. Questo mette in evidenza la necessità di superare le difficoltà che le donne affrontano nel ciclismo di endurance.
Per affrontare questa situazione, Lost Dot, organizzatore della Transcontinental Race, ha lanciato iniziative per attrarre più donne al via. Quest’anno, quasi 100 donne e cicliste FLINTA parteciperanno alla 11ª edizione della gara, segnando un incremento di oltre il 50% rispetto agli anni precedenti. Questo è un passo importante verso una maggiore inclusione delle donne nelle competizioni di endurance.
È fondamentale condurre ulteriori ricerche che includano le donne, poiché molte studi scientifici si concentrano esclusivamente sugli uomini. La mancanza di dati specifici per le donne limita le opportunità di sviluppo nel ciclismo e nella preparazione atletica. Come affermato nel libro, è necessario un cambiamento per permettere alle donne di esprimere appieno il loro potenziale. La scienza deve evolversi per includere le differenze biologiche e fisiologiche tra i sessi, affinché le cicliste possano beneficiare di programmi di allenamento e strategie nutrizionali adeguate.
In conclusione, le donne hanno dimostrato di avere un’importante capacità di gestire la fatica muscolare nell’endurance cycling, come dimostrato dai loro successi e dai record stabiliti. Tuttavia, è essenziale affrontare le barriere che limitano la loro partecipazione e promuovere studi mirati per garantire che possano raggiungere il loro pieno potenziale.

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