Il campione del mondo prova i settori della Parigi-Roubaix con i compagni UAE tra polvere, vento e pietre
C’è un momento, sulle strade del Nord, in cui il rumore delle ruote cambia. L’asfalto lascia spazio alla pietra, la bici vibra, il manubrio si muove tra le mani e il ciclismo torna improvvisamente primordiale. È il suono del pavé della Parigi-Roubaix, la corsa che non perdona e che da oltre un secolo seleziona i più forti.
Mercoledì 11 marzo, tra le campagne del Nord della Francia, quel rumore lo ha ascoltato con attenzione Tadej Pogacar. Il campione del mondo sloveno è tornato su quei settori che fanno tremare anche i veterani, in una ricognizione discreta ma significativa insieme ad alcuni compagni della UAE Team Emirates-XRG. Non una semplice uscita di allenamento, ma un sopralluogo vero e proprio su quella che resta una delle corse più enigmatiche del calendario ciclistico internazionale.
Perché la Parigi-Roubaix non si studia sui libri. Si vive, chilometro dopo chilometro, pietra dopo pietra.
Tra le pietre del Nord
Il gruppo della UAE si è mosso con metodo. Accanto a Pogacar c’erano corridori abituati a queste strade, specialisti delle classiche del Nord che conoscono il linguaggio del pavé. Tra loro Tim Wellens, Nils Politt e Florian Vermeersch, uomini di esperienza quando la corsa diventa battaglia sulle pietre.
La missione era chiara: rivedere i settori decisivi, prendere confidenza con le traiettorie e comprendere come la bici reagisce alle pietre irregolari che hanno reso questa corsa la più temuta del ciclismo. Tra i tratti osservati con maggiore attenzione c’è stato anche il leggendario Carrefour de l’Arbre, uno dei settori simbolo della Parigi-Roubaix e spesso decisivo prima dell’ingresso nel velodromo.
Qui la gara cambia ritmo. Qui la selezione diventa naturale e il gruppo si spezza sotto il peso della fatica.
Pogacar ha percorso quei chilometri con l’atteggiamento dello studioso più che del campione. Test di coperture, pressione delle gomme, scelta delle linee migliori: dettagli tecnici che, in una gara come la Roubaix, possono valere quanto la condizione atletica.
Una corsa che affascina il campione
Per uno scalatore nato tra le montagne slovene, la Roubaix potrebbe sembrare un territorio lontano. E invece negli ultimi anni la corsa ha iniziato ad affascinare profondamente Pogacar.
Il motivo è semplice: la Parigi-Roubaix rappresenta una sfida quasi filosofica per un corridore moderno. Non basta essere il più forte. Serve resistere alla sfortuna, evitare le cadute, affrontare le forature e gestire il caos che spesso decide la corsa.
Chi lo ha visto pedalare sui settori del Nord racconta di un corridore concentrato ma curioso, quasi divertito dalla brutalità di queste strade. Non è la prima volta che lo sloveno studia il pavé: negli ultimi anni ha dimostrato di voler comprendere fino in fondo il linguaggio delle classiche del Nord.
Il duello che tutti aspettano
Ogni ricognizione racconta anche una storia più grande: quella delle rivalità che animano il ciclismo contemporaneo.
Sulle pietre della Roubaix aleggia ancora l’ombra di Mathieu Van der Poel, uno dei grandi specialisti delle classiche del pavé. È lui l’uomo che negli ultimi anni ha trasformato queste strade in un terreno quasi personale, dominando con potenza e tecnica.
Il pubblico del ciclismo immagina già il prossimo capitolo di questa sfida: il campione totale contro il maestro delle pietre. Pogacar lo sa bene. Ed è proprio per questo che continua a tornare su queste strade, a studiarle e a capirle.
Perché vincere la Roubaix non è solo una questione di talento. È una conquista che richiede esperienza, pazienza e rispetto per la corsa più dura del ciclismo.
Verso il velodromo
Quando l’allenamento si è concluso, le bici della UAE hanno lasciato il pavé e sono tornate sull’asfalto. Il vento del Nord continuava a soffiare tra i campi, lo stesso vento che ad aprile accompagnerà il gruppo verso il velodromo di Roubaix.
Pogacar è ripartito con qualche chilometro in più nelle gambe e qualche risposta in più nella testa. Le pietre della Roubaix non parlano subito, ma qualcosa lasciano sempre.
E chi sogna di conquistarle deve prima imparare ad ascoltarle.
A cura della redazione di Inbici News24
Copyright © Riproduzione Riservata Inbici Media Group

InBici Rivista per ciclisti, InBici Magazine, Passione sui Pedali












