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Andrea Noè

ANDREA NOÉ: “STRADE ITALIANE TROPPO PERICOLOSE PER I CICLISTI, ECCO PERCHÉ IN TANTI SI DEDICANO ALL’OFF-ROAD”


Sul tema della sicurezza Andrea Noè potrebbe scrivere un’enciclopedia. E non solo perché ha corso in bicicletta trent’anni, diciotto dei quali tra i professionisti.

Purtroppo, nel maggio di sette anni fa, Andrea ha vissuto sulla sua pelle il dolore straziante di una tragedia, quella del fratello Davide caduto in bicicletta e travolto da un trattore su una strada vicina al naviglio di Bereguardo: “Quelle erano circostanze un po’ diverse – ricorda Noé – ma ogni volta che leggo notizie di ciclisti morti ammazzati sulle strade, il dolore è sempre grande. La tragedia di Davide Rebellin non è solo una fatalità perché l’Italia, bisogna dirlo, non è purtroppo un paese per ciclisti. E’ per questo che, dopo aver perso mio fratello, mi batto in tutte le sedi istituzionali per provare a sensibilizzare il mondo della politica verso questa problematica.

l’ex pro Andrea Noè con Marco Pantani  e Gilberto Simoni durante una tappa del Giro d’Italia 2003  

Mi sono rivolto all’amministrazione del mio paese, agli uffici della città metropolitana e della regione Lombardia fino al Ministero dei Trasporti. Ho provato in tutti i modi a far capire l’importanza del tema ma, a conti fatti, anche dopo la morte di mio fratello, non è stato fatto quasi nulla. E temo che sarà così anche per Rebellin. Quando il clamore mediatico si sarà un po’ attenuato, dopo i soliti dibattiti e le solite tavole rotonde, tutto resterà come prima e per i ciclisti, anche quelli che semplicemente si recano al lavoro sui pedali, le strade resteranno un luogo pieno di trappole e pericoli”.

Lei da dove partirebbe?

“Sicuramente dall’educazione nelle scuole perché questo è un problema soprattutto culturale. Sulle strade non c’è rispetto tra ciclisti ed automobilisti e troppi incidenti nascono da lì, da un atteggiamento sbagliato, da un’accelerata spazientita quando, invece, il buon senso consiglierebbe un pizzico di prudenza in più. Fino a quando non impareremo il senso civico, tutte le campagne informative e le soluzioni proposte dal Governo saranno dei semplici palliativi”.

Andrea Noè con gli atleti della Brontolo Bike

Ci sono dei modelli europei a cui guardare?

“Mah, io ad esempio sono stato in Spagna e lì, sulle strade, le dinamiche sono completamente diverse. Un’auto sorpassa un ciclista solo se questo si sposta a lato della carreggiata e fa un cenno. E questo perché ci sono delle leggi, non solo quella della distanza di un metro e mezzo, che prevedono delle sanzioni molto severe per i trasgressori. In Slovenia, per citare un altro caso, se usi il telefonino in auto, grazie ad un sistema di telecamere molto esteso, ti fermano alla prima piazzola dell’autogrill. La verità è che in Italia parliamo tanto, ma mancano le leggi e quelle che ci sono, il più delle volte, non vengono rispettate”.

E’ anche un problema di infrastrutture però. A tal riguardo, la Commissione per il Cicloturismo, di cui lei fa parte, si occupa anche del progetto per le ciclovie turistiche per le quali il Pnrr prevede 400 milioni di investimenti negli anni 2022-2026…

“Il progetto prevede di realizzare almeno 1.235 chilometri di ciclabili, ma se ne facessero la metà io sarei già contento. In questo caso, però, il ruolo della Commissione per il Cicloturismo, non è quello di identificare le ciclovie quanto di creare un format per dare a questo progetto una finalità turistica. Perché troppe volte certe opere restano incomplete, nel senso che si costruisce l’infrastruttura ma nessuno pensa ai servizi”.

Dal giorno in cui ha appeso la bicicletta al chiodo (nel 2011) lei è sempre rimasto nel ciclismo amatoriale grazie, in particolare, alla Brontolo Bike Asd, la società sportiva che porta il suo storico soprannome. Ecco, come vede, dal suo osservatorio, il settore dei ciclo-amatori?

“E’ un settore in costante cambiamento. C’è una generazione, quella degli amatori super-agonisti, che sta ormai invecchiando e sta lasciando il passo ad una nuova tipologia di ciclisti decisamente più attenti allo sport che alle vittorie. Per altro, proprio per il problema della sicurezza sulle strade, molti sportivi si stanno orientando verso le discipline offroad, come il gravel ad esempio che, nel mondo delle due ruote, sta diventando lo sport del momento. Non a caso, il mio progetto Gravelland.it, che ho ideato un paio d’anni fa, sta riscuotendo un grandissimo successo con oltre millecinquecento iscritti. A tal riguardo, dopo il grande evento dello scorso novembre a Novara, voglio dare a tutti gli appassionati di ciclismo l’appuntamento al prossimo 15 gennaio, giorno del mio compleanno, quando si correrà la prima edizione de ‘La Glaciale’, una nuova gara di Urban Gravel che si correrà al parco milanese ‘Del Centenario’ a Trezzano sul Naviglio. Sarà l’occasione per vivere una giornata di sport all’insegna del piacere di stare insieme condividendo, a due passi da Milano, la nostra inguaribile passione”.

a cura di Mario Pugliese – Copyright© InBici Magazine ©Riproduzione Riservata

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