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Tour de France 2026 - 113th Edition 14th stage Mulhouse - Le Markstein 155,7 km - 18/07/2026 - Tadej Pogacar (SLO - UAE Team Emirates - XRG) - Jonas Vingegaard (DEN - Team Visma | Lease a Bike) - photo Gregory Van Gansen/PN/SprintCyclingAgency©2026

Controlli antidoping nella notte, il Tour si divide: fino a che ora possono essere effettuati?


Pogačar e Vingegaard svegliati durante la notte prima di una tappa alpina: i corridori protestano, ma le regole ammettono alcune eccezioni.

Articolo a cura della redazione di InBici News24

La lotta al doping non può conoscere zone d’ombra, soprattutto in una competizione della rilevanza internazionale del Tour de France. Ma fino a che punto un controllo a sorpresa può interferire con il riposo, il recupero e persino la sicurezza degli atleti?

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È la domanda emersa dopo i controlli antidoping effettuati nella notte tra sabato 18 e domenica 19 luglio nei confronti dei primi due corridori della classifica generale, Tadej Pogačar e Jonas Vingegaard.

Secondo quanto ricostruito dalla stampa francese e internazionale, Vingegaard sarebbe stato svegliato intorno alle due del mattino, mentre gli ispettori avrebbero raggiunto Pogačar verso le cinque. Entrambi avrebbero dovuto interrompere il sonno per sottoporsi alle procedure di prelievo.

Una situazione che ha provocato la dura reazione dei corridori e delle rispettive squadre, proprio alla vigilia di una delle frazioni più impegnative del Tour.

Pogačar: «Ho dormito soltanto quattro ore»

Pogačar non ha contestato il principio dei controlli antidoping. Il leader della Grande Boucle ha riconosciuto la necessità di verifiche rigorose e imprevedibili, ma ha criticato apertamente l’orario scelto.

Lo sloveno ha spiegato che l’interruzione gli avrebbe consentito di dormire soltanto quattro ore. Dopo il controllo non sarebbe più riuscito a riprendere un riposo regolare, fondamentale durante una corsa di tre settimane caratterizzata da trasferimenti, caldo, stress fisico e tappe di montagna.

Anche Vingegaard avrebbe faticato a riaddormentarsi dopo la visita degli ispettori, impiegando circa quaranta minuti prima di tornare a riposare.

La polemica non riguarda quindi il controllo in sé, pienamente accettato dai protagonisti, ma la proporzionalità delle modalità utilizzate.

Evenepoel attacca: «È disumano e irrispettoso»

Tra le reazioni più dure è arrivata quella di Remco Evenepoel. Il corridore belga ha definito i controlli notturni “disumani” e “irrispettosi”, sottolineando come gli atleti debbano affrontare discese e finali di tappa ad altissima velocità.

Secondo Evenepoel, interrompere il sonno nel pieno della notte significa mettere a rischio il recupero fisico e la lucidità mentale dei corridori. Il belga ha anche invocato un intervento della CPA, l’associazione internazionale che rappresenta il gruppo professionistico.

Le critiche sono state condivise da altri protagonisti e componenti delle squadre, che hanno parlato di una scelta poco rispettosa delle esigenze fisiologiche degli atleti.

Nel ciclismo moderno, infatti, il sonno non è considerato una semplice pausa tra una tappa e l’altra. È parte integrante della preparazione, del recupero muscolare e della capacità di mantenere elevati livelli di attenzione.

– Jonas Vingegaard (DEN – Team Visma Lease a Bike) – photo Jasper Jacobs/POOL/SprintCyclingAgency©2026

La caduta di Vingegaard e il rischio di un collegamento improprio

La vicenda ha assunto un peso ancora maggiore dopo la successiva caduta di Jonas Vingegaard, costretto al ritiro dal Tour per la frattura della clavicola.

Pogačar ha ipotizzato che la notte agitata possa avere influito sulla concentrazione del rivale. È tuttavia necessario mantenere grande prudenza: non esiste alcuna prova che consenta di stabilire un rapporto diretto tra il controllo antidoping e l’incidente avvenuto durante la tappa.

La mancanza di sonno può incidere sulla lucidità e sui tempi di reazione, ma la caduta è avvenuta in una situazione di gara complessa, in prossimità di un restringimento e con più corridori coinvolti.

Attribuire il ritiro del danese direttamente agli ispettori antidoping sarebbe dunque una conclusione non dimostrata.

Resta però legittima la domanda sollevata dagli atleti: un controllo eseguito alle due del mattino, prima di una tappa alpina, rappresentava davvero l’unica soluzione possibile?

Cosa stabiliscono le regole antidoping

Le norme internazionali offrono una risposta più articolata rispetto alle due posizioni contrapposte.

Lo standard WADA dedicato ai controlli e alle investigazioni stabilisce che, come regola generale, i test debbano essere effettuati tra le 6:00 del mattino e le 23:00.

Questo significa che la fascia notturna non è considerata ordinaria. Non significa, però, che sia completamente protetta o esclusa dai controlli.

Le verifiche tra le 23:00 e le 6:00 possono essere eseguite quando sussistono valide ragioni per procedere durante la notte. La possibilità di intervenire fuori orario serve a impedire che una fascia temporale conosciuta e invalicabile possa trasformarsi in una finestra utile per pratiche vietate.

Un atleta inserito in un programma di controllo può quindi essere sottoposto a un test senza preavviso anche lontano dalle competizioni. Tuttavia, l’autorità responsabile deve essere in grado di giustificare una verifica notturna e deve considerare l’impatto sui diritti e sul benessere della persona controllata.

Chi gestisce i controlli nel ciclismo

Dal 2021 l’UCI ha delegato le attività operative del proprio programma antidoping all’International Testing Agency, organismo indipendente incaricato della pianificazione dei test, della gestione delle esenzioni terapeutiche, del monitoraggio del passaporto biologico e delle attività investigative.

Nel febbraio 2026 l’UCI ha ulteriormente rafforzato questa separazione, affidando alla Cycling Unit dell’ITA la conduzione indipendente del programma antidoping del ciclismo internazionale.

La scelta mira a evitare che la federazione chiamata a promuovere e amministrare lo sport sia anche l’unico soggetto responsabile dei controlli sui propri atleti.

I test effettuati durante il Tour rientrano dunque in una strategia indipendente e non vengono decisi dalle squadre, dagli organizzatori della corsa o dalla direzione sportiva della Grande Boucle.

Un controllo notturno non equivale a un’accusa

Un altro aspetto deve essere chiarito. Essere sottoposti a un controllo a sorpresa, anche in un orario insolito, non significa automaticamente essere sospettati di doping.

La selezione degli atleti può dipendere dalla posizione in classifica, dalle prestazioni, dal programma di controllo, dai dati del passaporto biologico, da informazioni investigative oppure da criteri casuali e strategici.

In assenza di comunicazioni ufficiali, non è corretto attribuire ai controlli su Pogačar e Vingegaard l’esistenza di sospetti specifici.

Al momento, la notizia riguarda esclusivamente le modalità e gli orari dei test, non una positività né l’apertura di un procedimento disciplinare.

Rigore e tutela degli atleti possono convivere

Il ciclismo ha un passato che impone la massima severità nella lotta al doping. Controlli rigorosi, indipendenti e realmente imprevedibili sono indispensabili per proteggere gli atleti corretti e la credibilità delle competizioni.

La stessa efficacia del sistema rischia però di essere indebolita quando le procedure vengono percepite come punitive o sproporzionate.

Tra le sei del mattino e le undici di sera esiste una finestra molto ampia nella quale effettuare controlli a sorpresa. Uscire da quella fascia dovrebbe rappresentare un’eccezione motivata, non una pratica ordinaria.

Il punto di equilibrio non consiste quindi nel chiedere meno controlli, ma nel pretendere controlli meglio pianificati: severi sul piano sportivo, inattaccabili sul piano procedurale e rispettosi delle esigenze di recupero.

La domanda lasciata dal caso Pogačar-Vingegaard non è se l’antidoping debba entrare negli alberghi del Tour. Deve poterlo fare.

La vera domanda è se, in assenza di una necessità non rinviabile, sia corretto bussare alla porta di un corridore alle due del mattino prima di una tappa nella quale lucidità e sicurezza possono fare la differenza.

A cura della redazione di Inbici News24
Copyright © Riproduzione Riservata Inbici Media Group

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